Fiere ed Eventi

Compagnia dell’Arte presenta il Gruppo Gutai a ArteGenova 2016

image_pdfimage_print

Compagnia dell’Arte presenta una selezione di artisti giapponesi attivi dal secondo dopoguerra, con particolare riferimento al Gruppo Gutai, movimento artistico fondato da Jiro Yoshihara ad Osaka nel 1954, e ad altri artisti che non hanno fatto parte del movimento suddetto, ma rappresentano una parte importante della storia dell’arte contemporanea nei diversi continenti: Toshimitsu Imai, Yayoi Kusama, Toshinobu Onosato, Masaaki Yamada e Yoko Ono. Viene inoltre presentata una selezione degli artisti nati nella corrente Mono-Ha (fine anni ’60-metà anni ’70) Lee U Fan e Nobuo Sekine. Shozo Shimamoto e Yoshihara fondarono il gruppo Gutai insieme nel 1954 e fu Shimamoto che suggerì il nome Gutai, che significa "concreto", in opposizione ad astratto/teorico. Il Gruppo Gutai, rappresenta il contributo più originale e profondo dato dalla cultura giapponese all’arte del Novecento. Probabilmente, anzi, ha ragione chi sostiene che il Gutai è stata una delle massime espressioni di libertà artistica espresse da tutto l’orizzonte artistico novecentesco. Sebbene, infatti, il Gruppo Gutai, si presenti in maniera ineccepibile come un’avanguardia artistica a tutto tondo, esso, diversamente da quasi tutte le altre avanguardie, è riuscito a mantenere vive nel tempo due caratteristiche fondamentali che lo identificano tuttora come qualcosa di unico. Anzitutto, il Gutai, fin dalle sue prime prove, non presenta il proprio progetto di “gruppo” come un codice rigido di nuove regole creative. Il gruppo non impone ai suoi membri una serie di leggi artistiche né l’uso di tecniche o medium obbligati.

SHOZO SHIMAMOTO, Tecnica acrilici su plastica su tela, dimensioni 33,4x24,3 cm  , anno 1993 ,Archivio Giapponese Shimamoto

Nell’ambiente artistico dei fondatori, che oltre a Yoshihara furono artisti come Shozo Shimamoto, Kazuo Shiraga,Saburo Murakami, Yasuo Sumi,  ed altri, tutti attivi a partire dal 1954-1955, prevale piuttosto una morale espressiva di libertà estrema, ai limiti della giocosità creativa. Per questo, attraverso i decenni il Gutai si è espresso attraverso una pluralità di forme e generi che oltre alla pittura informale contano esperienze sperimentali con il suono, il teatro, il film, l’installazione in interni ed esterni e naturalmente la performance e la concettualizzazione. Il Gutai inoltre ha saputo spostare, come forse nessun altro movimento artistico, tutto il fuoco dell’attenzione sull’artista nella sua concretezza di essere fisico e naturale. Il senso del concreto è racchiuso già nel suo misterioso nome, “Gutai” che secondo alcuni significa proprio “concreto”, “concretezza”, ma che secondo la testimonianza di Shimamoto, che lo scelse come nome del gruppo, significherebbe più precisamente “personificazione”, “incarnazione”, proprio per sottolineare come l’identità dell’arte dipenda soprattutto dalla presenza fisica dell’artista che genera l’opera, che esprime la propria libertà di movimento nell’ordine e nel disordine delle materie. Come avviene in quasi tutte le forme di avanguardia artistica che hanno costellato la storia del Novecento, anche nel Gutai ciò che entra immediatamente e definitivamente in crisi è il sistema di un’arte fondata sul disegno, sulla figura e sulle qualità squisitamente pittoriche del lavoro artistico. Le tecniche della pittura e i virtuosismi della raffigurazione del reale, cioè la vecchia esigenza di mimesi e di rispecchiamento del mondo, nel Gutai risultano impulsivamente sostituite da una sensibilità compositiva radicalmente concentrata sulla fisicità dei materiali, delle cose e degli oggetti convogliati nel processo costruttivo delle opere, siano esse tele, azioni corporeeo entità di altra natura. L’hic et nunc, il qui e ora del Gutai è un luogo, uno spazio, un vertiginoso gettarsi nella fisicità dei fenomeni, un gioco cinetico e interattivo fra l’artista e il mondo di cose e di sostanze che lo circonda, come avviene per esempio nell’icona forse più famosa delGutai, la performance “PassingThrough”, realizzata da Murakami Saburo nel 1956, in cui l’artista, vestito normalmente e con tanto di occhiali, si lancia attraverso una fila di tele di cartone lacerandole a mani nude.

Jonathan Sisco

 

Artisti presentati:

Gutai

Shozo Shimamoto

Kazuo Shiraga

Sadamasa Motonaga

Yasuo Sumi

Tsuyoshi Maekawa

Senkichiro Nasaka

Yozo Ukita

Sadaharu Horio

Chiyu Uemae

Shozo Mukaj

Mono-Ha

Lee Ufan

Nobuo Sekine

Altri

Hisao Domoto

Toshimitsu Imai

Toshinibu Onosato